La recensione di quest'album è presente al link seguente:
www.powermetalzone.altervista.orgAUTORE: IRON MAIDEN
TITOLO: A Matter Of Life And Death
DATA :25 Agosto 2006
VOTO: 5.5/10
RECENSORE:Carloandrea “Mirimon” Dho
TRACKLIST:01 - Different World
02 - These Colour Don't Run
03 - Brighter Than A Thousand Suns
04 - The Pilgrim
05 - The Longest Day
06 - Out Of The Shadows
07 - The Reincarnation Of Benjamin Breeg
08 - For The Greater Good Of God
09 - Lord Of Light
10 - The Legacy
RECENSIONE:I Maiden da quasi trent’anni sono una delle realtà metal più famose e seguite e l’attesa per il nuovo disco era tanta.
Se già con il precedente “Dance of Death” fan e critica si erano divisi in due, questa nuova fatica del sestetto britannico non aiuterà certo a riportare unione.
Alle orecchie dei fan più attempati “A Matter of life and Death” risulterà alquanto strano, chi si aspettava un ritorno ai Maiden degli anni ’80 rimarrà deluso. Niente cavalcatone Harris style e riff di immediato impatto, il CD continua il cammino intrapreso da Steve e soci ormai da anni; personalmente trovo che sia la naturale prosecuzione del tanto discusso “Dance of Death”.
L’ascolto non è semplice e tutt’altro che immediato. Per poter essere apprezzate le canzoni vanno ascoltate e riascoltate, siamo lontani dai pezzi di semplice presa sull’ascoltatore che hanno reso famosi gli Iron. Ci troviamo davanti ad un disco particolarmente introspettivo in cui i “nuovi” Maiden miscelano, su basi ritmiche alla “Brave new world” e “Dance of death”, elementi progressive e atmosfere piuttosto cupe che mi hanno fatto venire alla mente l’ultimo lavoro solista di Bruce, “Tyranny of souls”. Un aspetto che invece lo rende più “leggero” rispetto al suo predecessore è la decisione dei nostri di limare un po’ (solo un po’ beninteso!) su tastiere e orchestra optando per un suono più diretto (d’altronde tre chitarre già bastano e avanzano).
Il disco si apre con “Different World” energica opener cui i Maiden ci hanno ormai abituato dai tempi di “Virtual XI” (“Futureal”, “The Wicker man” e “Wildest Dream” insegnano), classica strofa trascinante con passaggi in levare, ritornello accattivante più rock che metal e pre-assolo con chitarre in terza in tipico stile Iron.
“These colours don’t run” è invece molto meno diretta. Intro lento che si apre in un mid-tempo che domina tutta l’intricata canzone.
Arpeggio iniziale anche per “Brighter than a thousand suns”. Pezzo in cui schitarrate heavy si alternano a parti più lente concepite per colpire internamente l’ascoltatore. Un brano difficile in cui i momenti malinconici risultano senza dubbio i più riusciti.
Si prosegue con “The Pilgrim” in cui Nicko introduce un orecchiabile riff di chitarra. La canzone ha un bel tiro e sono i motivetti di chitarra a spiccare su tutto e a rimanere nella mente dell’ascoltatore.
La seguente “The longest Day” inizia senza batteria con una cavalcata di Mr.Harris in cui il basso si intreccia alle chitarre. Il brano si evolve seguendo quello spirito riflessivo, già citato in precedenza, che pervade il CD. Da menzionare il bridge di stampo progressive che sembrerebbe uscire dalla mente di Petrucci & C.
Con “Out of the Shadows” il registro non cambia. Canzone abbastanza lineare in cui si sente la vena compositiva del Bruce di “Tyranny of souls”.
“The reincarnetion of Benjamin Breeg” già da tempo ormai girava per la rete e non c’è da stupirsi che sia stato scelto proprio questo pezzo come primo singolo. Il “nuovo” sound Maiden, riff secchi e voglia di trasmettere qualcosa di più profondo e meno diretto, viene rappresentato in pieno.
Segue “For the greater good of god” unica canzone scritta interamente da Steve e personalmente la preferita dell’intero album. Pur non brillando di originalità gli oltre 9 minuti scorrono via gradevolmente senza pesare eccessivamente.
“Lord of light” è un alternarsi di arpeggi e parti decisamente più energiche.
La chiusura è affidata a “The legacy”, brano lungo e complesso, in cui i Maiden svelano tutte le carte di quella che non rimarrà senza dubbio nella storia come la migliore release di un gruppo che, fatta la storia della NWOBHM, sta seguendo una propria evoluzione artistica minacciata però dallo spettro della mancanza di una nuova convincente vena creativa.
Per cultori o amanti degli ultimi Iron Maiden.
Carloandrea “Mirimon” Dho