La recensione di quest'album è presente al link seguente:
www.powermetalzone.altervista.orgAUTORE: RHAPSODY OF FIRE
TITOLO: Triumph Or Agony
DATA: 25 Settembre 2006
VOTO: 9.5/10
RECENSORE: Roberto "Van Helsing" Gallerani
TRACKLIST:01 - Dar-Kunor
I - Echoes From The Elvish Woods
II - Fear Of The Dungeons
02 - Triumph Or Agony
03 - Heart Of The Darklands
04 - Old Age Of Wonders
05 - The Myth And The Hoy Sword
06 - Il Canto Del Vento
07 - Silent Dream
08 - Bloody Red Dungeons
09 - Son Of Pain
10 - The Mystic Prophecy Of The Demon Knight
I - A New Saga Begins
II - Through The Portals Of Agony
III - The Black Order
IV - Nekron's Bloody Rhymes
V - Escape From Horror
11 - Dark Reign Of Fire
I - Winter Dawn's Theme
RECENSIONE:Recensire un album dei Rhapsody (...ops...Rhapsody Of Fire...) non è mai cosa semplice, vuoi per la complessità delle loro composizioni, vuoi per il fatto che rimangono sempre il gruppo più amato/odiato della penisola.
Triumoh Or Agony è il loro settimo album (esclusi quindi "Live In Canada" e il "Best of") della loro ormai ampia discografia. La stesura dei pezzi è avvenuta prevalentemente durante il tour con i padrini Manowar e questo nel risultato finale ha inciso parecchio!
Ciò che ci viane proposto infatti non è il classico "Rhapsody - style" con doppia cassa a go-go, velocità e immediatezza (anche se, ad onor del vero, già in Symphony of Enchanted Lands Pt. 2 l'immediatezza in alcuni pezzi veniva accantonata a favore di soluzioni più complesse), ma presenta molte novità (mid-tempos è la parola d'ordine in questo nuvo capitolo); una svolta del sound dei Rhapsody Of Fire chiara e decisa che, ne sono certo, esalterà i molti e farà storcere il naso ai pochi.
Ma andiamo con ordine, analizzando l'album track by track.
La classica introduzione è affidata a Dark Kunor, sdoppiata in Echos from the Elvish Woods e Fear of the Dungeons; una voce macabra è posta in apertura del pezzo seguita da lento e mai invadente incedere dell'orchesttra fino a sfociare con potenza inaudita accompagnata da tutta la band. La ritmica cadenzata ci da l'idea del nuovo corso intrapreso dai triestini.
Segue Triumph or Agony, magistralmente eseguita da un Lione sopra le righe (strano...); il sound è compatto, potente, heavy! La track è l'unica del lotto vicina ai vecchi Rhapsody grazie alla sua vena speed e all'utilizzo della doppia cassa nel pre-chorus (alquanto evocativo). Menzione particolare va a Staropoli che nel break centrale ricrea con le sue tastiere un motivo horrorifico da brivido seguito dal classico assolo "macchiavellico" di Turilli.
Heart of the Darklands è un altro pezzo a velocità sostenuta ma che presenta nella sezione ritmica soluzioni riconducibili ai vecchi Dream Theatre per tempi dispari e controtempi, dimostrando come il drummer Holzwarth sia tra i migliori in circolazione. L'orchestra compie un lavoro magistrale dando pathos ed epicità al pezzo.
Old Age of Wonders è il classico pezzo mediaevale in stile "Forest of the Unicorns" condito da un duetto Lione - Cinzia Rizzo (Aina, Kamelot).
The Myth of the Holy Sword ci mostra i nuovi Rhapsody Of Fire-, mid-tempos, linee di chitarre semplici e cadenzate e con l'orchestra a render il tutto più imperioso. Bello il break centrale come l'assolo di Turilli, studiato nei minimi particolari. Canzone che necessità di molti ascolti per apprenderla a fondo (ai primi ascolti, non a torto, vien da pensare a un "rammollimento" dei nostri).
Giungiamo così all'immancabile appuntamento con il lento in lingua italiana: Il canto del vento. Il pezzo in questione, scritto interamente da Lione, è di una bellezza unica! Difficilissimo tecnicamente, grande testo e impressionante come il coro e l'orchestra aumentino di intensità lungo la durata dela traccia.
Ottimo!
Il singolo dell'album sarà Silent Dream e si sente! La canzone è immediata, la ritmica è alla "Wish I Had An Angel" dei Nightwish, la melodia è azzecatissima, stop and go da urlo! Pezzo perfetto per le classifiche di vendita e in sede live. Da applauso anche la scelta (coraggiosa a mio parere) di scegliere un brano come singolo lontano dai canoni Rhapsodiani.
Nella track Bloody Red Dungeons i Rhapsody Of Fire continuano ad esplorare i lidi del mid-tempos e con risultati eccellenti grazie soprattutto alle ambientazioni oscure che la song sa evocare. Pezzo riuscitissimo.
Son of Pain (nella limited edition anche in italiano...commovente!) è un lento di qualità superiore a tutte quelle che attualmente circolano in ambito metal (e non solo oserei dire). Il flauto in apertura è qualcosa di stupendo (ricorda molto, forse un po' troppo, Braveheart); la canzone poi è impreziosita dalle impressionanti estensioni e della interpretazione di Lione. L'orchestra rende giustizia a un brano di rara bellezza.
La suite dell'album (questa non può mancare!) dal titolo The Mystic Prophecy of the Demonknight inizia con un arpeggio di chitarra acustica seguito poi dalla sfociare della band in un refrain irresistibile. Il brano (suddiviso in 5 parti con tanto di parti recitate) muta in continuazione senza mai annoiare l'ascoltatore; tutta l'essenza dei Rhapsody la si può ritrovare in questi 16 minuti, impreziositi dal vocione perentorio di Christopher Lee. Difficile descrivere accuratamente il pezzo... vi consiglio semplicemente di ascoltarlo!
L'album si conclude con Dark Reign of Fire, più orchestrale che altro, bello ma che non aggiunge molto all'album.
Album diverso, svolta stilistica evidente. Spiazzerà non pochi... nel bene o nel male lo deciderete voi. Il mio consiglio è un acquisto ad occhi chiusi per chi ama i Rhapsody Of Fire e per chi ritiene che Turilli e soci non riescano ad evolversi. Non dico che li amerete... ma potreste cambiare un po' certe idee.
Tra i primi nella mia top ten del 2006!
Roberto "Van Helsing" Gallerani