La recensione è presente al link seguente:
www.powermetalzone.altervista.orgAUTORE: Sonata Arctica
TITOLO: Reckoning Night
DATA: 20 Ottobre 2004 - Nuclear Blast
VOTO: 8/10
RECENSORE: Raf "The Grinder"
TRACKLIST:01 - Misplacd
02 - Blinded No More
03 - Ain't Your Fairytale
04 - Reckoning Day, Reckoning Night
05 - Don't Say A Word
06 - The Boy Who Wanted To Be A Real Puppet
07 - My Selene
08 - Wildfire
09 - White Pearl, Black Oceans...
10 - Shamandalie
11 - Jam (hidden Track)
RECENSIONE:Eccoci arrivati al quarto capitolo di questa frizzante realtà finlandese: i Sonata Arctica. Questi bravi finnici, in attività con varie demo sin dal lontano 1996, che dopo vari cambi di formazione sono riusciti oggi grazie (soprattutto) alla loro perizia strumentale e a uno spiccato senso della melodia, a diventare una delle realtà pù variegate e originali di quel calderone che è il power metal.
Questo album, rispetto ai precedenti Ecliptica (1999), Silence (2001) e Winterheart's guild (2003), è ancora più sperimentale e a volte cerca di discostarsi dai toni neoclassici presenti in alcuni pezzi precedenti ("Picturing the past" ad esmpio) mescolando anche alcune influenze anni'80, che la band ha sempre mostrato nel suo sound.
La opening track - "Misplaced" - inizia con un ritmo alquanto speed, coronato prima dal suono tagliente dell'Hammond del nuovo tastierista, Henrik Klingenberg, poi da una ottima scelta di sintetizzatori, che si sposa a meraviglia col riffing di Jani (il chitarrista) e finisce in un ritornello easy-listening ma travolgente. Va elogiato in questo pezzo il buon lavoro di chitarra che riesce a sfoderare un'assolo più su lidi hard-roccheggianti.
La seconda canzone - "Blinded no more" - invece è quasi un mid-tempo per tutta la sua durata: qui ritornano sempre le atmosfere ottantiane e la prova canora di Tony Kakko è sempre in primissimo piano, come del resto di tutto il quintetto.
"Ain't your Fairytale" è il classico pezzo power che ti colpisce al primo ascolto, e qui ancora vanno elogiati i duelli tra Jani e Henrik.
"Reckoning day, Reckoning night" è un pezzo strumentale composto dal tastierista che mostra un ottimo gusto per gli arrangiamenti classici.
La canzone precedente fa da intro alla successiva"Don't say a word", il singolo apripista dell'album, caratterizzato da un tempo molto tirato che si trasforma in ritmi più cadenzati nel ritornello e nella seconda parte della canzone. C'è da menzionare la bravura dei musicisti a unire intermezzi soft con il resto del pezzo (magnifici!).
"The boy who wanted to be a real puppet" è forse uno tra gli episodi più intriganti ed affascinanti dell'album. Qui si mescolano le influenze più svariate della band, con parti di pianoforte e cori che riportano alla mente alcune influenze prog (Jethro Tull in primis) ma comunque c'è sempre il trademark inconfondibile di Kakko&co.
A seguire c'è il classico pezzo dei Sonata Arctica, "My Selene", con il solito ritornello riconoscibile al primo ascolto: che dire? Una canzone d'amore con la doppia cassa in evidenza e un ottimo assolo di tastiera.
"Wildfire", dopo un'inizio soft sfocia in un gran lavoro di batteria e oltre alla coinvolgente linea melodica bisogna elogiare ancora una volta i continui cambi di tempo che ben si amalgamano con il resto del brano.
"White Pearl, Black Oceans" mette in mostra l'ennesimo lato creativo dei Sonata che cercano di coagulare la tranquillità di una ballad e al contempo il classico speed: splendide le linee di piano.
L'album termina con il secondo singolo "Shamandalie" (arrivato terzo in Finlandia), una ballad con una bella melodia che mette la ciliegina sulla torta a questo gran bell'album.
Cosa dire? Da amante del power direi che per me si è rivelato una gran bella sorpesa (a differenza dei tanti emuli di Stratovarius ed Helloween), che va apprezzata non per l'originalità (è evidente che non inventano niente di nuovo), bensì per il modo di miscelare le svariate influenze della band che come detto vanno dall'hard rock al prog e alla musica classica.
Ma essendo recensore, e rivolgendomi perciò ad ascoltatori differenti, posso consigliare questo disco a chiunque ami la melodia di stampo helloweeniano e che apprezzi le sperimentazioni in campo power. Insomma, un ottimo prodotto ben suonato e ben cantato che sicuramente ha il pregio di discostarsi un po' dai soliti clichè del genere e che può interessare anche gli amanti di altre sonorità.
P.S.
Nella versione giapponese è presente come bonus track una jam del gruppo che si cimenta in una rumba brasiliana - "Wrecking th sphere" -(incredibile!!!).
Raf"The Grinder"