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MOTORHEAD, Kiss Of Death - 28 Agosto 2006 - 8/10
view post Posted on 5/12/2006, 12:06P_QUOTE
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La recensione di quest'album è presente all'indirizzo seguente:

www.powermetalzone.altervista.org

AUTORE: MOTORHEAD
TITOLO: Kiss Of Death
DATA: 28 Agosto 2006 - SPV
VOTO: 8/10
RECENSORE: Raf “The Grinder”

TRACKLIST:
01 - Sucker
02 - One Night Stand
03 - Devil I Know
04 - Trigger
05 - Under The Gun
06 - God Was Never On Your Side
07 - Living In The Past
08 - Christine
09 - Swords Of Glory
10 - Be My Baby
11 - Kingdom Of The Worm
BONUS TRACKS:
12 - Going Down
13 - Whiplash

RECENSIONE:
Come poter iniziare la recensione di un album dei Motorhead? Da cosa poter partire? Bè, la band di Lemmy Kilmister non ha certo bisogno di presentazioni, come pochi altri gruppi: trent'anni di onorata carriera alle spalle, creatori di un suono agressivo e originale al contempo (a cui tante band hanno attinto e continuano ad attingere), fieri sostenitori di uno stile (non solo musicale ma anche di vita) per il quale sono stati sempre coerenti: sesso, droga e rock&roll. Nel corso degli anni ci sono state varie evoluzioni e cambi di line-up, ma il carismatico Lemmy è sempre rimasto lì a capitanare la sua creatura col suo basso dirompente, la sua voce unica e il suo caratteraccio incorreggibile: nonostante avesse riscontrato problemi di salute e gli fosse stato consigliato dai medici di riposarsi la scorsa estate, lui come se niente fosse ha continuato imperterrito a calarsi litri di whisky e fumarsi le sue Malboro.
Venendo all'ulbum, in concreto, dopo un buon ritorno sulle scene con "Inferno", i tre inglesi danno alle stampe un disco che prosegue sulla falsa riga del suo predecessore ma con qualche piccante novità.
Si parte con la devastante "Sucker", pezzo molto tirato, come nella migliore tradizione delle "teste di motore": ritmo tiratissimo (alla "Aces of Spades", per intenderci), chitarre graffianti e voce sovraumana (come sempre).
Si passa poi ad una classica Lemmy'n'roll song, "One night stand", dall'andamento assai coinvolgente, dove Phil Campbell sfodera uno dei suoi assoli micidiali e il buon Lemmy ci delizia con un gran bel ritornello molto melodico: spassosa!
"Devil I know" inizia con un riff tosto, come ai vecchi tempi, e finisce nuovamente in un ritornello che si stampa subito in mente: gran lavoro sia di chitarra e di Mikkey Dee alle pelli.
"Trigger" è sicuramente uno dei pezzi più riusciti dell'album, dove ad aggressività e velocità si affianca una melodia mai banale e da applaudire ancora la parte di chitarra nel pre-ritornello: cotta al punto giusto!
Con "Under the Gun" torniamo ad un tempo nuovamente cadenzato, e a farla da padrona è sempre la voce di Mr. Kilmister, soprattutto nei cori del ritornello: nonostante ciò la song ricorda molto qualcosa di forse un po' già sentito ("Keys to the Kingdom" nel ritmo) ma risulta comunque piacevole.
Ma ecco che il mago Lemmy caccia un coniglio bianco dal cilindro: "God was never on your side". Il pezzo è una ballad lenta e malinconica, dove Lemmy con la sua voce "dolce" (si fa per dire! ahahaha!) e la chitarra acustica ci racconta di quando, alcune volte, nei momenti difficili non si ha nessun aiuto, neanche da Dio: una tra le ballad più belle che i Motorhead abbiano mai scritto, grazie anche alla prova superlativa di Phil Campbell nell'assolo.
Ma proprio nel momento in cui l'orecchio sembra potersi riposare, ecco che spunta "Living in the past" che, caratterizzata da pesanti riffoni di chitarra (quasi trash nelle strofe), mette in mostra il lato moderno dei Motorhead, sempre pronti a trovare soluzioni differenti, senza mai naturalmente smarrire il loro marchio di fabbrica: bello il ritornello, molto hard-roccheggiante.
"Christine" è invece un classico Lemmy'n'roll dove voce e chitarra la fanno da protagonisti nel ritornello a tinte sempre molto Hard Rock: questa song mette in mostra il lato festaiolo di Mr. Kilmister, il quale l'avrà dedicata sicuramente a una delle sue groupies.
Arriva così il turno di "Sword of glory", canzone con un approccio molto più heavy della precedente, dove sono sempre superlative le soluzioni chitarristiche di Campbell.
"Be my baby" ha un inizio che ricorda molto i Pantera (per il riff), per arrivare ad uno scanzonato ritornello: pur essendoci parti differenti, la canzone sembra assai ben amalgamata da precisi cambi di tempo.
"Kingdom of the worm" sembra uscita da qualche film Horror, soprattutto per il cantato oscuro di Lemmy, e il ritmo risulta abbastanza sostenuto: forse non colpisce però come dovrebbe.
Per finire si giunge a"Going down"(scritta dai Motorhead e dal figlio di Campbell, Todd), molto speed e distruttiva dove tutti e tre i componenti danno un'ottima prova: velocità e grinta che rendono giustizia ad un bel disco.
Bà, di certo i Motorhead hanno già scritto da tempo i loro capolavori, su questo non c'è alcun dubbio, ma, al di là di tutto, quest'album non è per nulla scontato, e anzi forse è proprio qui che si possono trovare delle novità nel sound dei Motorhead (cosa molto difficile!): una ballad, sonorità più moderne. Perciò "Kiss of Death" risulta un album piacevole e ben riuscito come lo era stato "Inferno".

P.S.
Nella versione limitata appaiono come bonus track "R.A.M.O.N.E.S.", uscita già sull'album "1916" e la cover dei Metallica di "Whiplash".
Raf “The Grinder”
 
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