La recensione di quest'album è presente al link che segue:
www.powermetalzone.altervista.orgAUTORE: Savatage
TITOLO: Handful Of Rain
DATA: 1994 - Atlantic
VOTO: 9/10
RECENSORE: Raf "The Grinder"
TRACKLIST: 01 - Taunting Cobras
02 - Handful Of Rain
03 - Chance
04 - Stare Into The Sun
05 - Castles Burning
06 - Visions
07 - Watching You Fall
08 - Nothing's Going On
09 - Symmetry
10 - Alone You Breath
11 - Alone You Breath (Acoustic Version)
RECENSIONE:Questo "Handful of Rain" è forse il disco che segna uno dei momenti decisivi della storia dei Savatage: a un anno dalla morte per incidente stradale del mai troppo rimpianto Criss Oliva, entra in formazione l'ex axe-man dei Testament Alex Skolnick, ma la maggior parte dei pezzi sono stati registrati da vari musicisti (compare tra i nomi quello del batterista Wacholz, che però era già uscito dal gruppo mesi prima), anche se composti dal polivalente Jon Oliva (che ha contribuito anche ad alcune linee di basso e batteria, oltre che di tastiera), che però figura solo in veste di collaboratore e non di membro stabile della band.. Alla voce è sempre presente il mitico Zak Stevenson, dopo l'esaltante prova in "Edge of Thorns".
Il brano apripista è affidato a "Taunting Cobras", heavy-trash song che ricorda molto i primi Metallica e Megadeth: riffing tagliente e veloce, voce aggressiva, ritornello ritmato, il tutto condito dalla prestazione superba dell'ex Testament: si salvi chi può!
Si arriva quindi alla title-track, "Handful of Rain", introdotta da un arpeggio molto bluesly, su cui si staglia l'evocativa voce di Zak, in un crescendo quasi paganiniano, fino a sfociare in un riffing tra l'Hard Rock e il Trash, dove a spadroneggiare sono la chitarra e la batteria: si ritorna poi per un breve momento ad atmosfere più blues, per poi tornare a ritmi più duri e per finire allo stesso modo dell'inizio.
La succesiva "Chance" è un brano ancor più articolato: si parte con piano e voce, poi si arriva ad un intermezzo sinfonico, ed infine parte il pezzo vero e proprio, caratterizzato da riff duri e da un pre-ritornello melodico. Ottima ancora la prova di Skolnick, soprattutto nell'intro classico di Stevenson che riesce a creare atmosfere suggestive, e non da meno quella di Jon (creativo come sempre).
Con "Stare into the Sun" si passa ad un ritmo più cadenzato (quasi rock/blues settantiano) nelle strofe, per poi sfociare in un ritornello sempre lento ma su cui si staglia il muro di chitarra: buona la prova del basso e della batteria, quest'ultima in grado di rendere bene i cambi di tempo tra strofa e ritornello.
"Castle Burning" è incentrata sulla storia di Giovanni Falcone, e la caratteristica principale del pezzo è proprio la bravura che hanno i Savatage di passare da tempi più soft ad altri più ritmati e sincopati: l'inizio sembra uscito da un film di Morricone.
"Visions" è invece un brano strumentale in cui si nota la grande vena creativa di Jon Oliva, bravissimo nei cambi di tempo col pianoforte: bel pezzo sinfonico.
"Watching You Fall" è su atmosfere più soft, e a strofe con voce e piano, si passa ad un ritornello triste e malinconico: la song è incentrata sulla guerra in Bosnia (trattata l'anno successivo nel concept album "Dead Winter Dead"). Da sottolineare anche il bridge centrale, veramente ben costruito, e l'ispiratissimo assolo di Skolnick.
"Nothing's Going On" è una classica heavy song, in cui la batteria è in primissimo piano nel ritmo accellerato (uno dei pochi episodi veloci dell'album"), ma anche la chitarra riesce a rendere il tutto dinamico e tagilente.
"Symmetry" inizia con un arpeggio di chitarra accompagnata dalla voce di Zak, per poi stabilizzarsi in un mid-tempo in cui si alternano parti acustiche a parti elettriche: ottimi i controtempi di batteria nella parte centrale del pezzo.
Il disco si chiude con "Alone You Breath", song dedicata a Criss Oliva, in cui a dirigere il tutto ci pensa il maestro Jon con i suoi arpeggi di piano strappa lacrime: bella l'interpretazione canora di Stevenson, che riesce a rendere il giusto tributo all'ex compagno, nonchè fondatore dei Savatage insieme al fratello Jon. Grandioso il finale in cui va apprezzato il lavoro di chitarra (che ricorda quello fatto in passato da Criss).
Come bonus track compare inoltre la versione acustica di "Alone You Breath", cantata e suonata dal solo Jon.
Come detto in precedenza, questo disco segna l'inizio di un nuovo capitolo in casa Savatage, che nonostante il duro colpo subito dalla perdita di Criss, riuscirà a comporre altri grandi album. "Handful of Rain" ha poi il merito di aver sviluppato ulteriormente il sound della band, merito anche delle nuove idee portate dal nuovo arrivato, Alex Skolnick, musicista polivalente, a suo agio sia su lidi trash, che in altri ambiti musicali.
Raf "The Grinder"