La recensione di quest'album è presente all'indirizzo che segue:
www.powermetalzone.altervista.orgAUTORE: BLACK SABBATH
TITOLO: Heaven And Hell
DATA: 1980 - Gimcastle Ltd
VOTO: 10/10
RECENSORE: Raf "The Grinder"
TRACKLIST:01 - Neon Knights
02 - Children of the Sea
03 - Lady Evil
04 - Heaven and Hell
05 - Whishing Well
06 - Die Young
07 - Walk Away
08 - Lonely is the World
RECENSIONE:Dopo la defezione di Ozzy Osbourne nel 1979, i Sabbath erano alla disperata ricerca di un vocalist che non facesse rimpiangere la mancanza del "mad-man" e che, come lui, riuscisse a catturare l'attenzione dei fans. La scelta ricadde (fortunatamente) sull'ex cantante degli Elf e dei Rainbow, il giovane statunitense Ronnie James Dio. Pur non essendo un intrattenitore come il "mad-man", Ronnie venne molto apprezzato dai fan per le doti vocali (superiori a quelle di Ozzy), e la sua passione per il gotico e la magia si sposarono a meraviglia con il carattere tetro ed enigmatico dei Sabbath. Da questi presupposti nasce uno degli album più riusciti dell'intera discografia della band: "Heaven and Hell", disco nel quale si sente un approccio molto più heavy rispetto alle releases precedenti, e soprattutto continua l'uso delle tastiere (suonate da Geoff Nicholls) che creano atmosfere assai suggestive.
Si parte in quarta con "Neon Knights", uno dei pezzi più veloci dei Sabbath, che mette subito in evidenza le paurose potenzialità vocali del nuovo singer: il tutto è condito da un'ottima prova di Bill Ward alle pelli e di Tony Iommi e Geezer Butler, rispettivamente alla chitarra e al basso: gran pezzo heavy.
Si passa subito ad atmosfere più malinconiche e decadenti con la celeberrima (e mai troppo apprezzata) "Children of the Sea", una delle song più belle della storia del metallo in generale: da un'intro di chitarra e voce (che sembrano introdurci a una ballad) si passa a toni più pesanti e cadenzati per poi ritornare nuovamente a parti più rilassanti e meno robuste: capolavoro!
"Lady Evil" è invece orientata più verso l'hard rock dei 70's e a farla da padrona sono qui in particolare il basso di Geezer e il ritornello melodico, oltre a un buon assolo di Iommi.
La title-track, "Heaven and Hell", con il suo ritmo monolitico ben scandito da basso e batteria, e condito dalla voce alta e graffiante dell'elfo statunitense, è a detta di molti uno dei pezzi più sperimentali e ben riusciti del repertorio sabbathiano: dopo una parte in cui Iommi sfodera parecchi assoli,il pezzo passa a un ritmo più speed e sostenuto, per terminare con uno stupendo arpeggio classico di chitarra: leggenda!
Con "Whishing Well" si ritorna ad un hard rock sanguigno, con un'ottima prova di tutto il gruppo, ma soprattutto di Dio e di Tony Iommi: il primo per l'interpretazione del brano e il secondo per i variegati arrangiamenti chitarristici (mai banali).
Il pezzo successivo, "Die Young", inizia con atmosfere con reminescenze pinkfloydiane (buon lavoro di tastiere) per poi trasformarsi in uno dei pezzi più famosi e riusciti della storia dell'Hard & Heavy: qui Ronnie James Dio supera se stesso per potenza e altezza vocale, trovandosi a suo agio sia su tonalità alte che baritone, ma non va dimenticato il lavoro di chitarra, che ci delizia in assoli arrembanti: come scordarselo?
"Walk Away" è un brano con un approccio di nuovo roccheggiante (quasi alla Kiss nei ritornelli), che forse poteva essere arrangiato con più attenzione, ma che di certo non sfigura nel contesto dell'album.
Il disco termina con "Lonely is the World", track dove la chitarra è in primissimo piano sia nei riffing delle strofe che negli arpeggi e negli assoli molto più soft: il ritmo è molto variabile, e si passa da momenti più duri ad altri più tranquilli, per finire con un sottofondo di tastiere che chiudono un disco incommensurabile.
Cosa aggiungere dopo tutto ciò? Album come questo hanno fatto la storia del rock in generale e soprattutto va tenuto conto che era nato come un disco di transizione, ma che non ha mai sfigurato innanzi a pietre miliari quali "War Pigs", "Master of Reality" o "Sabbath Bloody Sabbath". Certo, c'è gente che preferisce Ozzy a Dio, ma dal punto di vista vocale, interpretativo e compositivo il livello raggiunto è superiore a quello precedente e una release così altro non è che un "must" per chiunque ascolti questo genere di musica.
Raf "The Grinder"