La recensione di quest'album è presente al link che segue:
www.powermetalzone.altervista.orgAUTORE: ACCEPT
TITOLO: Breaker
DATA: 1981 - CBS Records
VOTO: 8/10
RECENSORE: Raf "The Grinder"
TRACKLIST:01 - Starlight
02 - Breaker
03 - Run If You Can
04 - Can't Stand The Night
05 - Son Of A Bitch
06 - Burning
07 - Feelings
08 - Midnight Highway
09 - Breaking Up Again
10 - Down And Out
RECENSIONE:Dopo l'omonimo album di debutto, e il secondo ben riuscito "I'm a Rebel", lo storico combo tedesco, che fino a quel momento era riuscito a destare un discreto successo ma niente di più, in terra tedesca e in Inghilterra, con il loro sound influenzato dall'hard rock dei '70 (Ac/Dc su tutti), danno alle stampe questa loro terza release, "Breaker", che costituirà il terreno seminali di quelli che saranno i grandi capolavori della band teutonica ("Restless and Wild", "Balls to the Wall" e"Metal Heart"). L'album vede tutta la line-up storica al completo, comprendente il "piccolo grande" Udo Dirkschneider alla voce, Wolf Hoffmann alla chitarra solista, Jorg Fisher alla ritmica, Peter Baltes al basso e Stefan Kauffmann alle pelli. Il suono che si percepisce dall'ascolto di questo disco è molto più veloce e potente di quello in precedenza: non a caso sono proprio gli Accept uno dei primi gruppi a partorire lo Speed Metal in quanto tale.
"Starlight" parte con un riff tagliente di chitarra e un ritmo molto heavy su cui si staglia la voce al vetriolo di Udo, aggressiva e potente: buono il bridge centrale di chitarra e il successivo fraseggio arabeggiante tra le due; ottima opener!
Neanche il tempo di respirare ed ecco uno dei classici della band: "Breaker". La canzone è un misto di potenza e velocità: ammirabile il lavoro alla batteria di Kauffmann, e il ritornello molto orecchieabile e anthemico.
"Run if You Can" inizia con un incidere molto priestiano e dopo un ottimo pre-ritornello si arriva ad un altro gran bel ritornello tutto da cantare: belli i cori melodici accompagnati dal bell'assolo di Wolf Hoffmann.
Con "Can't Stand the Night" si passa ad atmosfere più soft e malinconiche, dove ad arpeggi di chitarra fa eco la voce triste di Udo (grande interpretazione): il pezzo risente molto l'influenza dei connazionali Scorpions, soprattutto nel chorus centrale, ma è veramente una perla di rara bellezza!
"Son of a Bitch" è un pezzo invece molto aggressivo e potente: non c'è un tempo serrato, ma le chitarre riescono a costruire pesanti muri sui quali la voce di Udo esprime tutta la rabbia nel ritornello: bella song ma forse poteva essere resa ancor meglio, ad esempio con un assolo più incisivo.
"Burning" ricorda molto quello fatto nei primi due album: rock'n'roll allo stato puro, condito da ritmiche devastanti, che dal vivo fanno una grandissima presa; bello il pre-ritornello e le ripartenze; per quanto pecchi di poca originalità, il brano risulta assai divertente e accattivante.
Con "Feelings" torniamo ad un mid-tempo cadenzato, dove a ritmiche hard roccheggianti nelle strofe, si arriva ad un ritornello iper melodico, dove la voce di Udo riesce a rendere anthemico questo brano sempre poco (ingiustamente) apprezzato.
"Midnight Highway" è un'altra canzone melodica con cori easy-listening (che ricordano parecchio "You Shook Me All Night" degli Ac/Dc): bello il pre-ritornello dove vi è un crescendo di voci, fino al chorus centrale; bello anche l'assolo.
Un arpeggio acustico di Hoffman ci introduce a "Breaking Up Again", dove a cantare è qui Peter Baltles, autore di una grandissima prova canora: belle le atmosfere soft e sognanti del brano, condite da un assolo romantico ed indimenticabile.
L'ultima track dell'album è "Down and Out", canzone in pieno stile heavy ottantiano, che nonostante però un riffing ben riuscito e una buona dose di grinta non è di certo indimenticabile rispetto ad altri pezzi.
L'album in questione oltre ad avere il merito di essere il primo della loro carriera ad assumere il loro tipico sound basato su potenza e melodia, è stato quello che diede il via alla loro ascesa già col successivo, monolitico "Restless and Wild", e li portò ad un tour mondiale come apripista dei Judas Priest, loro idoli, nonchè ispiratori.
Raf "The Grinder"