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HELLOWEEN, The Time Of The Oath - 1996 - 7.5/10
view post Posted on 7/1/2007, 14:50P_QUOTE
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HEAVY METAL!!!!!!!!

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La recensione di quest'album è presente al link che segue:
www.powermetalzone.altervista.org

AUTORE: HELLOWEEN
TITOLO: The Time Of The Oath
DATA: 1996 - Castle Communications
VOTO: 7.5/10
RECENSORE: Raf "The Grinder"

TRACKLIST:
01 - We Burn
02 - Steel Tormentor
03 - Wake Up The Mountain
04 - Power
05 - Forever And One (Neverland)
06 - Before The War
07 - A Million To One
08 - Anything My Mama Don't Like
09 - Kings Will Be Kings
10 - Mission Motherland
11 - If I Knew
12 - The Time Of The Oath

RECENSIONE:
Quest'album rappresentò per i nuovi Helloween la cosiddetta prova del nove, dopo il più che discreto "Master of the Rings", e fu accompagnato purtoppo anche da spiacevoli avvenimenti: l'inatteso suicidio dell'ex drummer Ingo Schweizenberg, le critiche fatte da Kiske ed altre scaramucce varie. Il disco è incentrato sulle profezie di Nostradamus e sull'imminente Apocalisse: non che vi sia un particolare legame tra i vari pezzi, ma si intravede il voler tentare in più occasioni di ricreare (malamente) le atmosfere dei due "Keepers".
L'apripista è "We Burn", song potente, dove duri riffs di chitarra accompagnano la voce graffiante di Deris: ottimo il lavoro dietro le pelli di Uli Kusch, ben riuscito anche l'asolo di Grapow, forse solo il ritornello risulta essere un pò scontato.
"Steel Tormentor" è una canzone meno sostenuta, in classico stile feavy-power, dove la melodia si fa sentire molto nei riffs delle strofe e nel ritornello: sempre buona la prova di Andi Deris alla voce.
"Wake up The mountain" è introdotta da un velocissimo assolo neo-classico di Grapow, risulta ben composta, e ad un ritmo hard rock nelle strofe, si affianca un ritornello molto orecchiabile e dal coro coinvolgente: ottimi gli assoli di chitarra e lo stacco finale di basso e batteria; ottimo brano per i live.
Arriviamo ad uno dei pezzi classici del repertorio dei nuovi Helloween: "Power", cos'altro aggiungere? Ottimo riffs, gran belle melodie, chorus iper-coinvolgenti, ottimi in sede live, dove riescono a far cantare tutto il pubblico: da elogiare ancora i duetti tra le due chitarre dopo il ritornello; capolavoro!
Con "Forever and One (Neverland)", si passa ad atmosfere molto soft, condite da pianoforte, dove l'evocativa voce di Deris riesce ad interpretare al meglio le profonde parole della song: bellissimo il ritornello e il lavoro di chitarre, che oltre al bell'assolo, trovano interessanti soluzioni nei fraseggi; gran pezzo!
"Before the war" è un pezzo molto speed, dove a strofe melodiche e veloci fa eco un ritornello tra l'aggressivo e l'orecchiabile: ottimo il lavoro di Uli dietro le pelli, e l'assolo molto ben costruito.
"A Million to one" non si distingue di certo dalle altre per qualche bella trovata, ma appare invece più sottotono delle precedenti: bel pre-ritornello, mentre il resto risulta senza infamia e senza lode.
"Anything my Mama don't Like" risulta invece molto coinvolgente ed atipica rispetto a qualsiasi altra Helloween-song: belli sia gli stacchi tra strofe e pre-ritornello, che quest'ultimo stesso; bello il lavoro di chitarre nella parte centrale dove si sentono le influenze hard-roccheggianti anche nel breve assolo.
Arriviamo ora a "Kings Will Be Kings", song da atmosfere molto epiche, che nonostante strofe un po' scanzonate,sfocia in un ottimo ritornello classicheggiante, dove melodia e potenza dominano su tutto il resto, ottima prova di Deris e di Grasskopf al basso, in particolar modo.
"Mission Motherland" è invece una canzone molto difficile da decifrare perchè ha rapidi cambi di tempo e di tonalità: gran lavoro di chitarra e voce, anche nei cori centrali; come detto prima si passa da parti più cadenzate ad altre più veloci e orecchiabili, ma il tutto forse non è amalgamato bene come dovrebbe.
"If I knew" ha un ritmo cadenzato e, oltre ad avere delle belle linee melodiche, riesce ad alternare parti acustiche ad altre elettriche, senza alcun bridge di chitarra o altro: ottimo anche il lavoro dell'hammond, e l'assolo di chitarra.
L'album si chiude con la title-track, "The Time of the Oath"; che risulta un brano dalle atmosfere oscure e sinistre, dove a spadroneggiare sono i potenti riffs di chitarra sfornati dalla coppia Weickath-Grapow, che sforna micidiali assoli: Deris in questo brano sembra quasi recitare la parte di un profeta di oscuri presagi (Nostradamus); il tempo inoltre passa da cadenzato a più veloce, dove si notano i bei fraseggi tra le chitarre; infine si ritorna di nuovo alle atmosfere dell'inizio.
Questo disco fu di certo un'ottima risposta ai tanti interrogativi che i fan delle "zucche di Amburgo" da vario tempo si ponevano: vi sono song che riescono veramente a convincere ed altre di meno, complice anche la cattiva produzione. Perciò questo platter fu un ottimo segnale per coloro che davano per finito questo genere, e fu seguito l'anno successivo dal doppio live "High Live" (registrato durante il tour dell'album in questione).

Raf "The Grinder"
 
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