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HELLOWEEN, Keeper Of The Seven Keys III - The Legacy - 2005 - 8/10
view post Posted on 7/1/2007, 14:54P_QUOTE
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HEAVY METAL!!!!!!!!

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La recensione di quest'album è presente al link che segue:
www.powermetalzone.altervista.org

AUTORE: HELLOWEEN
TITOLO: Keeper Of The Seven keys III - The Legacy
DATA: 31 Ottobre 2005 - SPV/Audioglobe
VOTO: 8/10
RECENSORE: Raf "The Grinder"

TRACKLIST:
CD 1
01 - The King For 1000 Years
02 - The Invisible Man
03 - Born On Judgment Day
04 - Pleasure Drone
05 - Mrs. God
06 - Silent Rain
CD 2
01 - Occasion Avenue
02 - Light The Universe (Feat. Candice Night)
03 - Do You Know What You Are Fighting For
04 - Come Alive
05 - The Shade In The Shadow
06 - Get It Up
07 - My Life For One More Day

RECENSIONE:
Dinanzi ad un titolo cosi altisonante, cosa mai verrebbe da pensare leggendolo?
Sicuramente i tempi d'oro delle "zucche di Amburgo", gli anni dall'86 al 89, in cui la line-up teutonica partorì i dui capolavori della loro carriera, i due "Keepers", facendo nascere concretamente il nostro amato genere, il power, che fino ad allora aveva avuto solo dei primi abbozzi grazie a band come gli Accept (ritmiche speed, ritornelli melodici e riffs taglienti). Dicevamo, furono proprio questi gli anni in cui, grazie soprattutto all'apporto compositivo di Kay Hansen e dell'ugola di Michael Kiske, il combo tedesco partorì questi autentici gioielli ,che non furono però mai più lontanamente bissati negli anni a vemire. Il resto della storia fino ad oggi credo la conoscano tutti, anche i fan meno accaniti. Ebbene si, ritrovarsi a distanza di vent'anni di fronte al "guardiano delle sette chiavi" fa di sicuro uno strano effetto: ma l'effetto ancor più grosso lo fa la line-up, dei cui membri superstiti son rimasti Weikath e Grosskopf. Intendiamoci, gli Helloween dell'era Andi Deris, pur originali e creativi, non sono manco lontanamente arrivati a concepire qualcosa di simile ai due colossi storici per vari motivi: cambio di line up, diverso song writing ecc.
E allora? Siamo di fronte a un capolavoro o ad una "trovata" commerciale di pessimo gusto? Sentire per credere...
L'album è diviso in due cd separati con una durata complessiva di circa due ore. Dopo una breve intro narrata parte "The King for A 1000 Years" dove ad un inizio acustico in cui la fanno da padrone la chitarra di Sascha e la voce cristallina di Deris si alterna una parte ritmica serrata con cori anthemici, poi si ritorna a parti in cui è assai pedissequa la cura delle parti strumentali: belle le atmosfere sinfoniche grazie ad un uso intelligente delle tastiere. Si passa poi per ritmi ancor più soft, in cui le due chitarre dipingono paesaggi sognanti, fino all''irrompere di potenti riffs cadenzati e dell'oscura voce di Andi: da apprezzare inoltre anche l'ottimo refrain della parte finale, in cui cambi di melodie e tempi sono sempre ben azzeccati, canzone capolavoro.
"Invisible Man" è introdotta dal possente basso di Markus Grosskopf, seguito da tutto il resto della band ed infine dalla voce ispirata di Deris: anche qui c'è da sottilineare la grande complessità e creatività del brano, in cui si aprrezza sia il duello centrale delle due chitarre, sia il successivo intermezzo di piano, voce e chitarra che, come nella song precedente, riesce a creare momenti di grande suggestività. Si ritorna così al chorus easy listening del brano, finendo in tonalità più alta, dove si riescono ad apprezzare gli acuti del buon vecchio Andi (non sarà Kiske, ma poco importa).
"Born on Judgement Day" è invece rispetto ai brani precedenti molto più diretta e con un chorus iper-melodico nel ritornello: tipica power songs, in cui la voce potente di Deris si staglia su un tagliente muro di chitarre; bello il fraseggio centrale tra Weickath e Gerstner con rispettivi assoli, ottimo stacco di basso e batteria nella parte prima del ritornello finale; grandi acuti finali anche in questo pezzo.
"Pleasure Drone", per quanto ben suonato e bello all'ascolto, manca però della giusta dose di potenza: ben riuscito il ritornello centrale, ma nel complesso questa canzone è giù di tono rispetto alle prime tre.
E passiamo ora al singolo tanto sentito e discusso prima dell'uscita di questo platter: "Mrs.God", per quanto banale e scontata, è dotata di un ritornello ruffiano e coinvolgente (dal vivo almeno ha avuto una discreta resa).
"Silent Rain" chiude il primo disco, e che dire? In questa song, forse mai come in altre prima, potenza e melodia vengono amalgamate alla perfezione: va notato il gran lavoro di batteria del neo-arrivo Daniel Loeble, che oltre a saper picchiare duro, dimostra una spaventosa bravura tecnica, e ciò tutto a beneficio dei pezzi.
"Occasion Avenue" inizia con un'intro in cui si sentono vari spezzoni di brani dei precedenti "keepers" (Halloween, Eagle Fly Free, ecc.), su cui si staglia, come nella prima song dell'album, la chitarra acustica di Sascha e la voce di Deris (che qui ricorda molto quella di Ian Anderson dei Jethro Tull). Dopo questa introduzione parte il brano, assai variegato, in cui cambi di tempo, potenza e melodia riescono ad amalgamarsi con l'oscura voce di Andi: gran lavoro di basso e ottimi stacchi di batteria; forse l'unica pecca è che il ritornello e le strofe non hanno un vero e proprio collegamento riuscito, e fanno sembrare il chorus centrale molto scontato rispetto al resto della song (piccola imperfezione).
"Light the Universe" è invece il secondo singolo, e risulta del tutto diverso da tutti i brani precedenti: è una ballad, in cui il pianoforte la fa da padrone; il tutto è arricchito dal duetto tra Deris e la cantante Candice Night che riescono a creare un'atmosfera surreale, che sfocia in un ritornello magico e riuscitissimo (bello anche il video). Con "Do You know What You're Fighting for?" si passa a lidi hard rock ottantiani, soprattutto nel chorus del ritornello: belli i riffs di chitarra durante la strofe.
"Come Alive" è un pezzo dove a chitarre taglienti (quasi trasheggianti), fa eco un ritornello melodico e un assolo di scuola ottantiana. "Shade in the Shadow" è una song che non ha alcun punto a suo favore, essendo spenta (non nel ritmo) nelle idee e nella melodia. "Get it Up" nell'inizio ricorda molto la celeberrima "I Want Out", ma riesce rispetto alle track precedenti, a risultare godibilissima e divertente nel ritornello. L'album si chiude con "My life for one more day", brano che forse non è il più indicato come finale, ma che nonostante ciò ha una bella linea melodica ed è caratterizzato da un tempo assai speed!
Bè cosa altro c'è da dire? Niente, perchè questo disco, pur non essendo per varie motivazioni paragonabile ai due capitoli precedenti, risulta sicuramente l'album più maturo dei nuovi Helloween.

Raf "The Grinder"
 
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